Il numero dei lavoratori morti a causa di infortuni sul lavoro in Italia nel 2022 ha superato la quota mille, precisamente sono 1090 secondo rilevazioni dell'INAIL effettuate al 31/12/2022. Nel 2021 il numero dei caduti sul lavoro era stato pari a 1.221 unità. Sempre di più appare chiaro che le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici nel mondo sono subordinate alle logiche del profitto delle imprese che non sono inclini a spendere per meccanismi di sicurezza. Senza troppi giri di parole il report Global Estimates of Modern Slavery: Forced Labour and Forced Marriage prodotto dall’International Labour Organization (ILO) indica come nel 2016 fossero più di 40 milioni le persone sotto “moderna schiavitù”; quasi 25 milioni quelle coinvolte in lavori forzati. Siamo tutti pronti per supportare le aziende in questo processo virtuoso!
I casi più eclatanti del 2022 – se non altro per la giovane età dei lavoratori - sono stati morte di Luana D’Orazio, deceduta per manomissione dell’orditoio presso il quale svolgeva la sua attività al fine di aumentare i ritmi di produzione, e Lorenzo Parelli, che è rimasto schiacciato da una lamina d’acciaio l’ultimo giorno di stage nell’ambito del suo percorso di formazione professionale a Udine.
Il 6 ottobre 2022, alla conferenza stampa di chiusura della visita del working group delle Nazioni Unite che si occupa proprio di imprese e diritti umani, i delegati si sono detti sconcertati per lo stato di avanzamento nazionale sulle questioni: «Siamo scioccati – ha commentato il professor Surya Deva, membro della commissione – dal livello di sfruttamento sul lavoro in Italia. Parliamo di un paese avanzato e industrializzato, in cui la perdita di vite umane sul lavoro non è accettabile. Lo stesso vale per i conflitti ambientali, le imprese sembrano essere sorde rispetto alle richieste dei territori e non riescono a mantenere un contatto con quello che accade nella realtà».
Anche in Italia è urgente l’istituzione di meccanismi di controllo e regolamentazione delle attività di impresa anche sulla base delle indicazioni della Commissione Europea che a febbraio 2022 ha emanato una proposta di Directive on corporate sustainability due diligence and annex, una Direttiva cioè che dovrebbe fare in modo che ogni azienda renda conto dei propri impatti, potenziali o accertati, diretti o di filiera. L’ambizione è quella di istituire un meccanismo interno cioè di prevenzione, risoluzione e monitoraggio degli impatti su diritti umani e ambiente di tutta la filiera.