L’intelligenza artificiale non è più fantascienza: è la tecnologia che sta già cambiando il nostro modo di vivere, lavorare e pensare. Il nuovo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (Reg. UE 2024/1689, noto come AI Act) ci fornisce una classificazione dei diversi sistemi di intelligenza artificiale in base al rischio, considerando ad “alto rischio” quelli riguardanti i settori della sanità, della giustizia e dell’istruzione. In coordinazione parallela con esso, l’Italia cerca la sua via con il disegno di legge A.C. 2316, contenente disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale, ora all’esame della Camera dei Deputati. Il testo si propone come il primo tentativo di definire un quadro normativo organico sull’IA a livello nazionale, con l’obiettivo di coniugare l’innovazione tecnologica con la salvaguardia dei diritti fondamentali, mantenendo un occhio di riguardo all’impatto sulle professioni intellettuali, tra cui quella legale. L’articolo 12 del DDL prevede la costituzione di un Osservatorio nazionale sull’intelligenza artificiale nel lavoro, cui è affidato il compito di monitorare le trasformazioni organizzative e promuovere formazione continua per lavoratori e datori di lavoro. Un passaggio cruciale per affrontare, senza subire, il cambiamento. Per le professioni regolamentate, l’impostazione è chiara: l’IA può essere usata solo come supporto, non come sostituto. Dunque sì all’aiuto di algoritmi e software, ma la responsabilità resta sempre nelle mani del professionista umano. Particolarmente delicato è l’ambito giudiziario, regolamentato dall’articolo 14. Secondo il testo potrà essere utilizzato l’AI come ausilio, come per l’organizzazione e la semplificazione dell’attività degli uffici giudiziari, nonché per la ricerca giurisprudenziale e dottrinale. Tuttavia, funzioni centrali come l’interpretazione della legge, la valutazione dei fatti e delle prove e l’adozione dei provvedimenti restano prerogative esclusive e non delegabili del magistrato. L’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire il giudizio umano. E’ inoltre compreso l’obbligo di informare il cliente in modo chiaro e trasparente sull’impiego di tali tecnologie. Non sono naturalmente mancate le reazioni. L’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) ha espresso preoccupazione, a causa di mancanza di chiarezza sulle modalità di informazione al cliente e l’assenza di sanzioni in caso di omissione, che renderebbe inefficace l’obbligo. Anche Confprofessioni ha evidenziato eccessiva genericità: a dire dell’associazione, non esiste alcuna definizione operativa da applicare per valutare, in concreto, quando un’attività professionale possa ancora dirsi svolta in prevalenza dall’uomo e non invece delegata, anche implicitamente, a un sistema automatizzato. Questa incertezza potrebbe generare distorsioni applicative. Sarebbe necessario introdurre parametri chiari e verificabili, ad esempio stabilendo soglie percentuali indicative del contributo umano nella prestazione, o definendo ambiti e attività che non possono mai essere delegate all’intelligenza artificiale. Un approccio pragmatico è stato quello adottato dall’Osservatorio AI dell’Ordine degli Avvocati di Milano: è stata avviata un’iniziativa finalizzata a censire le diverse soluzioni di intelligenza artificiale applicabili al mondo legale. L’obbiettivo è quello di fornire una panoramica chiara e approfondita delle tecnologie disponibili ed utili a supportare l’attività forense, raccogliendo dati sugli operatori attivi nel campo, favorendo diffusione e conoscenza di strumenti innovative per l’efficienza, la garanzia di compliance e l’ottimizzazione di gestione delle pratiche legali attraverso l’impiego di tali strumenti. Il disegno di legge è un passo importante me ancora parziale verso una concreta innovazione. Regolare l'intelligenza artificiale significa camminare su un crinale sottile in equilibrio: spingere il progresso, senza però dimenticare la garanzia costituzionale, l'etica e la dignità del lavoro. A livello globale, altri Paesi già tracciano strade: in Francia, per esempio, è proibito il ricorso alla tecnologia dell'IA per compilare statistiche sull'attività dei giudici; in Germania si parla di trasparenza algoritmica. Ancora l'Italia ora ha l'opportunità di scrivere la sua pagina. Fiducia al lavoro parlamentare, quindi: la competizione non riguarda solo tecnici e esperti, ma tutti noi. Perché l'intelligenza artificiale non aspetta, ma sta già riscrivendo le regole del gioco.