I Data Center, o centri dati, sono infrastrutture che ospitano un elevato numero di server e diverse risorse informatiche, fondamentali per garantire la disponibilità e continuità di servizi per aziende, cittadini ed enti pubblici. Sono ormai diventati componenti essenziali per il funzionamento dell'economia globale. Attualmente il primato è detenuto dagli Stati Uniti, con 2868 infrastrutture calcolate nel 2024, seguiti dall’Unione Europea (considerando anche il Regno Unito) con 2103 unità. Ma perché l’attenzione su queste strutture sta esponenzialmente aumentando anche sul territorio italiano? L’Italia occupa una posizione strategica per l’espansione dei data center. La nostra fortuna deriva in gran parte dalla nostra posizione geografica: trovandoci al centro del Mediterraneo, l’Italia è un punto di snodo tra Europa, Nord Africa e Medioriente. L’idea di sviluppare data center sul nostro territorio soddisfa anche l’esigenza di mantenere i dati, soprattutto quelli sensibili, nei confini nazionali per finalità strategiche e di cyber security. Inoltre, l’area dei mercati tradizionali (la cosiddetta zona FLAPD: Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino) è attualmente satura, motivo per il quale Milano sta emergendo come una candidata di rilievo per l’ubicazione di nuovi centri. La vicinanza a grandi città, infatti, è necessaria per minimizzare la latenza, ovvero il tempo necessario affinché i dati si spostino dalla sorgente alla destinazione. Generalmente possiamo dire che essi dovrebbero trovarsi dai 50 ai 100 km di distanza dalle aree urbane. Un vuoto normativo che rischia di rallentare gli investimenti I numeri parlano chiaro: queste numerose condizioni favorevoli sono di grande interesse per la comunità finanziaria, dove spiccano anche colossi da oltreoceano come Microsoft, Google ed Amazon e si parla di investimenti fino a 15 miliardi di euro entro il triennio 2023-2025. A compromettere questo scenario positivo c’è però un grande vuoto normativo, che non permette un inquadramento specifico dell’attività e rallenta il suo sviluppo. Nelle more di una precipua normativa nazionale, con il Decreto n. 257 del 02 Agosto 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha introdotto un’importante regolamentazione attraverso la pubblicazione di un documento volto a semplificare e razionalizzare le procedure burocratiche per la realizzazione di nuovi Data Center. Questo decreto include: Allo stesso tempo, la Regione Lombardia, culla della prescelta città dello sviluppo, ha approvato delle linee guida per la realizzazione dei data center con la delibera n.2629 secondo cui i comuni possono valutare l’idoneità della localizzazione, considerando: Perplessità e soluzioni La grande preoccupazione sottesa allo sviluppo dei Data Center è l’impatto ambientale. I Data Center consumano circa 200 TWh di energia annualmente e si prospetta un aumento fino quindici volte in più entro il 2030. Per tale ragione, negli ultimi anni, molte aziende che gestiscono centri dati hanno adottato strategie per ridurne l’impatto, spostandosi verso fonti rinnovabili. E’ da tenere in considerazione, però, che la natura intermittente delle fonti rinnovabili, come il sole e il vento, può rendere difficile garantire una fornitura continua e stabile di energia, che è essenziale per un data center. Tuttavia, la crescente richiesta di capacità da parte dei Data Center comporta la necessità di una stabilizzazione delle fonti rinnovabili affinché quest’ultime possano sostenere tale domanda. In tal senso, le tecnologie di accumulo, come le batterie, potrebbero risolvere parzialmente il problema, in quanto la capacità di accumulo di queste potrebbe essere sufficiente a far fronte ai periodi non produttivi delle fonti rinnovabili, ma al contempo non tutte le aree geografiche sono ideali per la produzione di energia rinnovabile, oppure, i luoghi che ne permettono la produzione spesso non soddisfano i prerequisiti di ubicazione per un data center, come la vicinanza alla fibra ottica o a sottostazioni elettriche. L’implementazione di tecnologie per assicurare l’autonomia energetica richiede ingenti investimenti iniziali. Il rischio di non riuscire a bilanciare adeguatamente la transizione ecologica con la crescita economica è notevole e ci si interroga sulla fattibilità di ridurre drasticamente le emissioni senza compromettere la competitività industriale. Solo con una regolamentazione chiara e aggiornata, in grado di conciliare innovazione e rispetto del territorio, l'Italia potrà affermarsi come hub europeo per i data center, promuovendo sia la crescita economica che la sostenibilità ambientale del settore tecnologico.