Breve storia di un decreto che nasce per semplificare, ma finisce per complicare

Facciamo una premessa: l’art.73, comma 3, della nostra Costituzione stabilisce che, dopo la loro promulgazione, le leggi vengano pubblicate sulla gazzetta ufficiale ed entrino in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo indicato un termine diverso nelle leggi stesse.

Ma, come troppo spesso accade, nel mondo delle fonti rinnovabili anche i capisaldi dell’ordinamento vacillano.

Infatti, il Testo Unico FER (d.lgs. 190/2024) -il cui scopo, ricordiamo, è uniformare e semplificare le procedure amministrative per la realizzazione e la gestione degli impianti di energia rinnovabile, nonché gli interventi di modifica, potenziamento e rifacimento degli stessi- entrato in vigore il 30 dicembre 2024, prevede all'art. 1, comma 3, un periodo transitorio di 180 giorni, al fine di permettere agli enti locali e regioni di adeguarsi alle nuove prescrizioni, applicando nel frattempo la normativa precedente.

Nonostante l’intento fosse di garantire una transizione ordinata, nella realtà si è creata una situazione di stallo: da una parte, le autorità competenti secondo il vecchio regime hanno iniziato a respingere le istanze (tra le altre, ad esempio, nelle procedure per autorizzare i BESS bloccando il portale di ricezione delle domande) invocando l'applicazione del D.lgs. 190/2024, mentre dall'altra, quelle competenti secondo il nuovo decreto stanno rigettando le domande richiamando il regime transitorio.

Questo tipo di impasse non è nuovo in Italia in questo settore: le riforme, anche quelle nate  con l’intento di snellire e velocizzare le procedure, spesso provocano rallentamenti a causa di una scarsa coordinazione tra la normativa preesistente e quella nuova. È evidente come l’attuale incertezza stia causando – nell’indifferenza delle autorità – ingenti danni agli operatori del settore che non sanno oggettivamente a chi presentare le istanze autorizzative per i progetti.

Ecco la breve storia di un decreto che nasce per semplificare, ma finisce per complicare. Cosa ci auguriamo? Un intervento chiarificatore, magari attraverso una circolare esplicativa o un decreto correttivo da parte del Ministero, per impedire che la legge si trasformi in un ostacolo (o meglio ancora, in una moratoria almeno fino a fine giugno), anziché in un motore della transizione energetica.


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